It’s blond: la complessità di essere semplici

L’olandese Kees Bubbermann, dopo anni da cuoco, diventa mastro birraio a tutti gli effetti, prima per l’Emelisse e poi creando il birrificio che porta il suo nome, con il primo lotto di creazioni prodotto nel 2015. Oggi parliamo proprio di una di queste: la It’s blond. 

Beh si, bionda è bionda. Ineccepibile. Ma vogliamo parlare del resto? Profumi di frutta matura e leggere note dolci di miele, un cappello di schiuma bianca, pannosa e persistente che fa da guardia ad una birra estremamente beverina, che unisce la grande fluidità delle bionde con un corpo equilibrato e ricco. Al palato prevale l’amaro erbaceo del luppolo, ma a questo si unisce anche una certa spinta data da note fruttate che stanno in sottofondo per tutta la bevuta. La gradazione alcolica del 6% fa il suo, non troppo, non troppo poco: semplicemente il giusto. Una birra che unisce semplicità e sapore, che ci ricorda che non sono solo le più complesse a farsi apprezzare. Il grande chitarrista Carlos Santana una volta disse che non è questione di quale pedale, di quali corde o di quale chitarra usare per emozionare le persone: conta solo essere sé stessi, perché quando si fa musica si porta luce nell’oscurità. Trasliamo questa bellissima frase nel mondo delle birre e scommetto che chiunque la legga ci si rispecchierà.

La Blond del Kees ci interroga con la sua semplicità d’essere, con un’etichetta quasi psichedelica che con una semplice frase fa sembrare che Kees Bubbermann in persona ci interpelli direttamente: ti sei fatto la tua bionda oggi? Impertinente, Mr. Kees. Ma si, ora possiamo dire di esserci fatti una bionda oggi.

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