Gli Usa ed il problema delle lattine

Da tempo ormai, sull’onda del movimento Craft americano, le birre in lattina non fanno più discount, ma tendenza. Alcuni iniziano persino a collezionarle senza alcun ritegno (e noi sappiamo bene cosa significhi). Molti birrifici, poi, sulle loro lattine propongono delle customizzazioni che sono vere e proprie figate e che valorizzano ancora di più la loro offerta. Al di là di quanto possano essere belle e colorate, le lattine offrono anche diversi vantaggi tra cui un migliore mantenimento della birra oltre ad un minore impatto ambientale ed un minore prezzo rispetto alle classiche bottiglie di vetro. 

Negli USA, le “cans” contengono ormai il 60% delle birre a stelle e strisce, ma, durante la pandemia di Covid, la grande domanda di lattine del mondo brassicolo americano ha dovuto fare i conti con l’industria della trasformazione dell’alluminio, saturata dalle richieste (superiori rispetto a prima della pandemia) per coprire la produzione di bibite analcoliche ed energy drink.

Il debito di lattine è nella misura dei miliardi e i giganti del mercato non hanno esitato a svuotare anche il più piccolo distributore. I birrifici americani si sono ritrovati così con dei surplus produttivi tali da dover chiudere alcuni canali di vendita. Alcuni non si sono dati per vinti e hanno deciso di convertire il possibile al vetro, mentre altri ancora hanno acquistato lattine con difetti di produzione o invendute da altri, riconvertendone l’etichetta.

Le situazione non è buona e le stime men che meno. Si parla di mancati introiti, posti di lavoro persi, che mettono in difficoltà il mercato brassicolo e le persone che lo popolano e lo amano.

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