Birra in strada: le proteste dei ristoratori

Ottobre è stato il mese del nuovo DPCM, il mese in cui i media hanno annunciato ulteriori orari e chiusure che vessano ristoratori di ogni genere, dal locale stellato di Milano centro, all’immaginario Paninazzo di zio Mimmo, che sarebbe degno vincitore di Camionisti in Trattoria. 

Si scherza, ma ovviamente l’argomento è serio sotto diversi punti di vista. Se da un lato giornali e giornalisti alzano di giorno in giorno i numeri dei contagi Italiani e non, dall’altro le nostre città stanno vivendo diverse giornate in subbuglio, prede di tumulti e movimenti più o meno pacati. 

Va detto, i ristoratori rappresentano sicuramente la percentuale pacifica e in qualche modo legittimata delle diverse proteste. Le varie norme anti-Covid gravano, infatti, sui guadagni di ognuno, creando un circolo vizioso a ritroso dal consumatore al produttore dove, nel mezzo, ci sono loro: i ristoratori. Lontani dalle bombe carta di Milano o dai duri tumulti di Napoli, i ristoratori hanno protestato a loro modo: con un sit-in nella piazza Duomo meneghina o in modo più drastico a Roma, rovesciando birra invenduta nelle piazze. L’evento si è ripetuto due volte nelle strade della capitale, la prima nel quartiere del Pigneto e la seconda in Trastevere, entrambi luoghi della movida romana. I ristoratori, però, urlano: “Noi non siamo la movida”.

Supporto continuo da parte degli utenti social, appoggio delle associazioni di settore e, ovviamente, la malinconia di tutti che vorremmo tornare nel nostro pub di fiducia.  Un vecchio andante diceva che la speranza è l’ultima a morire, ma di questa storia, per ora, rimangono solo voci nella notte e birra nei tombini.

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