AssoBirra si rivolge al governo: “350mila posti di lavoro a rischio”

Per ripetere una cosa ovvia: la chiusura anticipata dei ristoranti, delle birrerie, dei pub, grava sia su chi consuma birra, sia su chi la vende. Queste limitazioni annullano le occasioni di aggregazione, di convivialità e di distensione sociale di cui la birra è parte integrante, così come fanno registrare un calo degli incassi da parte di chi vive e lavora nella filiera brassicola: dal produttore al venditore, passando dal distributore. 

“Il comparto ha generato una ricchezza tale (la produzione è infatti cresciuta del 35% negli ultimi 10 anni, nda) da diventare uno dei settori strategici della nostra economia. Questo valore non può andare disperso e, anzi, va valorizzato affinché la filiera birraria possa essere uno dei pilastri strategici su cui costruire una roadmap chiara per affrontare la crisi attuale.” affermaMichele Cason, Presidente di AssoBirra, in una videoconferenza in cui le alte cariche dell’associazione si sono rivolte direttamente al governo. Assobirra non nega la necessità degli interventi per placare la curva dei contagi, ma d’altro canto è giustamente preoccupata per il settore che rappresenta, messo in ginocchio da una serie di fattori molto rischiosi per le piccole imprese. I numeri sono impietosi: si parla di 50mila imprese e 350mila posti di lavoro a rischio

Per questo AssoBirra, con la voce del vicepresidente Alfredo Pratolongo, propone dei provvedimenti concreti da operare nel settore. Il primo di questi è una battaglia storica dell’associazione e prevede una diminuzione delle accise (la birra è l’unica bevanda da pasto ad essere tassata, 2,99€ per ettolitro), che però richiederebbe tempi medio-lunghi per essere messa in atto. Il secondo intervento che AssoBirra chiede al governo vede l’inserimento di un credito d’imposta sulla birra alla spina che, in breve tempo, permetterebbe ai ristoratori di colmare il gap dovuto dal calo dei consumi.

La birra artigianale è ormai un trend tanto radicato nel nostro paese che difficilmente potrà essere scalfito dall’epidemia. Quella, infatti, non colpisce tanto le nostre passioni, quanto i nostri lavoratori.

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