La rinascita delle birre dimenticate del nord Europa

Il boom della birra mondiale ha portato i consumatori a ricercare sempre più rarità, a scoprire birre sempre nuove e particolari. Questo movimento ha il pregio di portare gli storici della birra (siano essi amanti di birra prestati alla storia o amanti della storia votati alla birra) ad indagare ed approfondire diversi aspetti, a volte dimenticati, della bevanda in questione. 

Quando si parla di birra si trascura spesso il ruolo delle fattorie, eppure queste sono state fondamentali per il modo in cui si è evoluta la bevanda nei secoli, con ricette ed usanze arrivate fino ai giorni nostri tra storia e mito. Le produzioni di birra delle diverse farmhouse sparse per il mondo, infatti, rappresentano l’inconscio freudiano del mondo brassicolo, un vastissimo mondo dimenticato da chi si sofferma a guardare la punta dell’iceberg senza curarsi dell’enorme mole di ghiaccio che si trova sotto il livello dell’acqua. 

Una parte di questa grande tradizione dimenticata è rappresentata dalle antiche birre rurali scandinave, caratterizzate dall’utilizzo di un particolare lievito che nelle lingue nordiche è chiamato Kveik, ad indicare un tipo di lievito casalingo, diverso dal Gjær che invece individua quello meramente commerciale. Queste birre non possono essere catalogate in macro-categorie definite, come alcuni pensano di fare associandole erroneamente alla parola Kveik. Queste in realtà prendono diversi nomi in base alla loro origine geografica e alla loro storia: in Finlandia si parla di Sathi, in Svezia di Gotlandsdricke, in Lituania di Kaimiskas, in Norvegia di Stjørdalsøl…

Una produzione moderna di questi stili rappresenta una sfida affascinante per chiunque voglia mettersi alla prova, sebbene sia molto difficile ricreare gli stessi sapori di queste birre storiche, con le difficoltà date dai metodi tradizionali di maltazione (o con l’alternativo uso di malti commerciali) che comportano la mancanza di una ricetta definita e la rarità di queste birre fuori dai loro confini nazionali. 

Come riporta Lars Garshol, blogger norvegese intervistato da FermentoBirra, nei paesi nordici stanno nascendo diversi progetti incentrati sull’utilizzo di ingredienti tradizionali come il lievito kveik, mentre altri che già esistevano stanno variando le loro produzioni per andare incontro a questa tendenza, con moltissimi birrifici che si stanno concentrando sulla ricerca dei sapori delle antiche ricette della loro terra, sperimentando ingredienti tradizionali e metodi di produzione antichi. In particolare in Norvegia, diversi birrifici commerciali hanno provato a scommettere su birre dal carattere rustico, ma senza successo. La sfida che si presenta ai birrifici scandinavi, infatti, non è solo quella di produrre delle interpretazioni moderne di bevande antiche, ma anche quella di fare apprezzare queste interpretazioni ai consumatori, non troppo inclini a birre dalla bassa carbonazione e prevalentemente dolci, ritenute troppo “poco craft” (pazzesco eh?).

Questo trend negativo, però, sembrerebbe essere sul punto di invertirsi. Nel mese di maggio, infatti, il Vinmonopolet (nome norvegese che indica i negozi con la licenza per vendere bevande alcoliche con un contenuto d’alcool superiore al 4,75%) ha aperto le porte a cinque farmhouse tradizionali che usano lieviti kveik. Nei vari festival di categoria, poi, si registra l’entusiasmo delle persone nell’apprendere la storia di queste birre storiche, dei loro metodi di produzione e di come sono stati riscoperti. Nonostante quest’onda di successo crescente che si sta formando attorno alla riscoperta delle birre storiche del nord Europa, non esiste ancora un turismo birrario ben definito, con i vari enti turistici che sembrano non accorgersi dell’enorme potenziale che avrebbero tra le mani e birrifici rurali e le farmhouse che non hanno orari fissi che permettano di organizzare visite.

Vichinghi e fiordi sono nomi molto evocativi ed affascinanti per il pensiero di massa, eppure in moltissimi ignorano che nelle terre del nord sta avvenendo una vera e propria rinascita delle birre bevute proprio dai guerrieri di secoli fa, con metodi simili e con sapori che saranno sempre avvolti nella leggenda.

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