Birra tedesca in crisi, dentro e fuori i confini

Nella patria delle Lager (e non solo) le restrizioni durante il 2020 hanno fatto crollare i dati di vendita della birra nell’anno solare, con le associazioni di categoria tedesche che lanciano l’allarme, parlando di una situazione tanto critica da non essersi ancora vista dopo la fine della Seconda guerra mondiale. 

Il consumo casalingo è aumentato (un pò ovunque, anche in Italia), è vero, ma dall’altro lato i birrifici indipendenti sono stati messi a dura prova con le chiusure dei canali Horeca che rappresentavano la loro maggiore fonte di sostentamento. La chiusura dei punti di ristorazione e la loro riapertura ad orari molto limitati, le vendite nazionali di birra hanno registrato un calo notevole, specialmente nei periodi più critici dei lockdown tedeschi. Nel pieno della seconda fase dell’epidemia, nel solo mese di novembre 2020, la vendita di birra è crollata del 14,1% rispetto allo stesso periodo l’anno prima.

Le magagne interne ai confini non sono le uniche a preoccupare la birra tedesca, dato che la pandemia mette in difficoltà anche il settore delle esportazioni, facendo registrare un profondo calo delle spedizioni verso i paesi esteri. Se da un lato i dati legati all’export verso i paesi non europei fanno toccare un +3,7%, quelli che trattano le vendite verso i paesi UE toccano un impietoso -13,1%.

Numeri a parte, è chiaro come non ci volesse certo una pandemia per farci capire quanto i vari stati mondiali e i loro settori produttivi fossero interrelazionati. Del resto si parla di “globalizzazione” da quasi un secolo, ormai. 

La crisi della birra tedesca, con i birrifici artigianali provati dalle chiusure di pub e ristoranti sembra (purtroppo) una storia già vista anche nel nostro paese.

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