Birra italiana: associazioni spaccate sulla ripresa

La filiera birraria italiana, inutile ripeterlo nuovamente, sta soffrendo. In un periodo critico come questo, nonostante il giallo della stragrande maggioranza delle zone della penisola, le associazioni legate al mondo del craft made in Italy sembrano però essere spaccate nei confronti delle strategie da intraprendere.

Unionbirrai è forse quella più attiva sui social, con l’iniziativa #noisiamolabirra che vuole accomunare le voci dei dei birrai con l’obbiettivo di creare una ripresa basata sulle riaperture serali ed uno specifico codice Ateco rivolto ai birrifici, facendo leva anche sui consumatori affinché questi scelgano di bere artigianale e sostenere così le piccole attività nostrane.

In contrasto (quantomeno in parte) con Unionbirrai l’associazione Cerevisia, che definisce addirittura “inefficace ed anacronistico” lavorare su nuovi codici Ateco per il settore birrario, portando a sostegno della loro posizione il comma 627 della Legge di Bilancio che consentirebbe a Regioni e Province di erogare aiuti economici ben più importanti a quelle imprese che tra il 2020 ed il 2021 hanno dimostrato di aver subito un calo del fatturato di almeno il 30%.

Una terza posizione è rappresentata dall’associazione Le Donne della Birra che, oltre a sottolineare le diverse difficoltà del settore, chiede alle istituzioni dei ristori proporzionati alle perdite economiche subite, senza dimenticare l’importanza dei progetti per l’inserimento delle donne nella filiera brassicola.

Appurato che ogni associazione nasce con una visione propria e proporzionata in base ai propri obbiettivi, una simile spaccatura tra le tre italiane, per quanto non getti benzina sul fuoco, sicuramente non fa granché per spegnerlo.

Total
0
Shares
Related Posts