Heineken taglia 8.000 posti di lavoro

Se la pandemia ha colpito duramente la ristorazione e la birra artigianale che vi si affidava per la diffusione dei suoi prodotti, ora il peso delle chiusure del canale Ho.re.ca inizia a far tremare anche i colossi mondiali come Heineken. 

Come riporta l’Ansa, il gigante olandese ha reso nota una perdita di fatturato annuo nel 2020 per 204 milioni di euro, pari ad un calo del 109% rispetto all’anno precedente, e con il blocco di bar e ristoranti che ha fatto registrare un calo delle vendite del 17%. Anche per questo da ottobre il marchio ha lanciato il piano EverGreen, che permetterebbe al gruppo un risparmio di quasi 2 miliardi di euro nell’arco di tre anni, riportando così Heineken ai livelli pre-Covid. Questo progetto, però, prevede il licenziamento di circa 8.000 dipendenti in tutto il mondo (quasi un decimo degli 85.000 totali). I tagli al personale permetterebbero un risparmio di 420 milioni di euro, oltre a 350 milioni di euro in meno di spese accessorie future per il personale. Il tutto da iniziare a “riscuotere” già nei primi mesi del 2021 con i tagli alla sede centrale, che anticipano quelli su più ampia scala nei moltissimi stabilimenti sparsi per il mondo. Questa seconda tranche di tagli al personale non ha ancora delle tempistiche ben definite, dato che durante la pandemia molti paesi (tra cui l’Italia) hanno bloccato i licenziamenti nelle imprese.

I tagli di Heineken mettono inoltre a rischio anche i circa 2.000 dipendenti del marchio in Italia, dove il gruppo controlla diversi nomi tra cui Ichnusa, Dreher, Messina e Moretti. 

Il piano EverGreen, per ora, non prevede l’abbandono di una o più delle 300 marche possedute dal gruppo, anche se non si può essere certi di quanto accadrà da qui in avanti.

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