Birra, sfacciataggine e San Giacomo: chi sono i Köbes?

Qualche giorno fa abbiamo scritto del Fortuna Düsseldorf che ha dedicato una maglia da gioco alla birra della città, con parte del ricavato delle vendita che andrà a sostegno del settore. Il concept della maglia è prettamente azzurro/blu, a ricordare il colore tipico di una figura folkloristica della Renania: i Köbes. 

Originalmente, questi erano una sorta di “galoppini” e apprendisti in una brauhaus, che di giorno aiutavano a preparare la birra, mentre la sera servivano gli avventori nella taverna. Il termine deriverebbe da “Jakob” (Giacobbe, dalla nostra parte delle Alpi) e viene anche usato per indicare una persona testarda, ma l’origine di questo ruolo all’interno delle brauhaus tedesche non è sicuro. La leggenda, infatti, narra di un nutrito gruppo di pellegrini di ritorno dal pellegrinaggio alla tomba di San Giacomo a Santiago di Compostela che, avendo così tanto da raccontare, si fermarono nelle varie locande della Germania a parlare del loro viaggio per così tanto tempo, che alla fine furono assunti come camerieri nelle locande stesse. 

I Köbes indossano un’uniforme tradizionale simile a quella utilizzata dai vecchi lavoratori dei birrifici, con una camicia azzurra/blu, dei pantaloni neri, un grembiule blu ed un portafoglio di pelle. La particolarità dei Köbes, poi, è che sono dotati di una certa sfacciataggine montata di serie: non c’è da stupirsi se, insieme ad una birra, riceverete anche una sana dose di commenti non richiesti. Ma, come dicevo, è una caratteristica del loro ruolo. Pancia e barba sono invece degli optionals, ma aiutano senz’altro a caratterizzare il personaggio.

Per i Köbes i sottobicchieri sono fondamentali: ogni avventore riceverà infatti un quantitativo potenzialmente infinito di birra fino a che non sarà egli stesso a mettere il sottobicchiere sopra il boccale, facendo capire all’amabile uomo azzurro che vorresti tornare a casa sulle tue gambe. La tradizione vuole che dopo ogni birra portata al tavolo, i Köbes facciano un segno a matita sulla propria manica, per aiutarsi a tenere il conto. La realtà dei fatti è che i segni vengono tracciati per lo più sul sottobicchiere o su un poco romantico blocchetto di carta, ma tant’è. 

Come ogni esperienza di questo mondo, non basta un articolo su internet per carpirne la portata; bisogna provarla sulla propria pelle e nel proprio cuore, facendosi servire una buona birra con tanto di commento sfacciato in allegato. Ma, ehi, sempre col sorriso sulle labbra.

Per chi non fosse ancora stato in una Brauhaus della Renania, lo scrittore tedesco Frank Schätzing ha raccolto l’essenza di quei luoghi e dei suoi personaggi in poche frasi: “Non ordini un Kölsch in un birrificio, capisci. Né il Köbes è un cameriere, ma un assistente del birrificio il cui orgoglio preclude di portare la birra in tavola […] porta la birra ai tavoli perché sono imprenditori e quindi non camerieri. […] Devi credere in un Köbes come nella Provvidenza o nell’Arcangelo Gabriele. Allora andrà tutto bene.

Total
0
Shares
Related Posts