Apologia della semplicità

Ha fatto rumore, tanto rumore, il restyling dell’Anchor Brewing

Dopo 125 anni di storia, il birrificio che “battezzò” la celeberrima Steam Beer, ha deciso di modificare le proprie labels per andare incontro alle esigenze del mercato moderno, fatto di semplicità e impatto. Tra i consumatori e gli appassionati di tutto il mondo c’è chi si è strappato le vesti, chi ha urlato al sacrilegio e chi ha accusato l’Anchor di aver venduto l’anima al diabolico denaro. La vecchia etichetta rappresentava la storia del marchio e del movimento craft americano, mentre la nuova linea grafica vuole essere più vicina ai dettami minimalisti del mercato e distinguere maggiormente le birre Anchor tra di loro. 

Si bolla il cambiamento stilistico di un marchio storico come un’opera blasfema, ma è davvero così? Per un simile marchio, sapersi reinventare ancora, dopo 125 anni, è un male? Direi di no.

Negli ultimi anni, molti giganti (tra cui Spotify, Airbnb e Nike) hanno intrapreso la stessa strada dell’Anchor basata sulla brand simplification, rendendo il proprio logo più minimalista, più semplice e, al tempo stesso, più moderno e più d’impatto. “Semplificare” è la nuova parola d’ordine per i brand, con il mercato moderno che si muove proprio verso questa direzione, con l’intento di rendere sempre più immediata l’identità del marchio. Si propone così un’immagine istantanea di sé, più moderna e più potente, vincente nel momento storico in cui viene scelta. 

Sfogliando un manuale di storia dell’arte dall’inizio alla fine, ci accorgiamo che ogni corrente ha un proprio momento storico e delle cause che l’hanno originata, con i diversi autori che con le loro opere le hanno dato vita. Ognuna di esse va contestualizzata nel proprio tempo e nel proprio spazio. È assolutamente anacronistico pensare che nel 2021 un Mirò abbia la stessa attualità che aveva mentre dipingeva. Checchè se ne dica, formulazioni sulla modernità di autori passati sono possibili solo come riletture retrospettive che tengono comunque conto della “modernità” in cui vengono fatte (per capirci, un critico d’arte del 1900 non poteva trovare in Giotto dei caratteri tipici  della modernità del 2021). Non è infatti un caso che molti autori siano stati trascurati mentre erano in vita, per poi essere rivalutati dai posteri. Nonostante questo, però, li stessi autori erano figli del tempo che li ha ignorati.

Tutto ciò per dire che la modernità ed il cambiamento che comporta, colpiscono la storia umana un’epoca dopo l’altra. Ne sono vittima l’arte, la filosofia, la musica e anche i vari brand. 

Le grandi aziende di tutto il mondo hanno cambiato i loro loghi e la loro immagine pur di rimanere al passo (anzi, un passo avanti) con le esigenze della modernità: da Apple a Microsoft, Coca Cola e Pepsi, fino a McDonald’s e Burger King, passando per moltissime squadre di calcio e non solo.

Il restyling non è un atto di snaturamento del marchio, ma una forma di sopravvivenza che passa dalla ricerca di una migliore forma di sé da offrire ai propri consumatori. 

Il restyling dell’Anchor non deve apparire come una bestemmia per gli appassionati, ma solo come una nuova veste con cui il marchio continua a proporre la stessa birra. Il mercato di oggi punta sulla semplificazione, portando la linea di birre Anchor a fare la stessa cosa.

Cambia l’apparenza del prodotto, ma non la sua sostanza.

Per ora. 

[In copertina: Joan Mirò – Painting of a white background for the cell of a recluse – 1968]
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