Monologo semi-serio sui consumatori italiani

A febbraio 2021 i canali social di Unionbirrai si sono animati riportando le storie dei diversi birrifici che hanno voluto prestare la loro voce e la loro immagine a favore di un appello allo stato italiano per aiutare il settore birrario della nostra penisola in questo periodo di restrizioni e difficoltà. Il titolo usato per questa call to action è #noisiamolabirra. Bello eh? Efficace, d’impatto, quasi epico… si ma esattamente chi si intende con “noi”? I birrifici (certo), i produttori di materie prime (ovvio) ed il canale Ho.Re.Ca. (come no)… e basta? 

Beh no, non proprio. 

Okay, metto le mani avanti: sarà un articolo un pò criticone, ma del resto gli articoli di View sono scritti un pò così: di getto, come se stessimo parlando assieme al bancone del bar davanti ad una buona birra e senza mascherina (lacrimuccia). Non intendo dire nulla contro Unionbirrai eh! In qualità di associazione di categoria è sacrosanto che tuteli i birrifici, ma mi rivolgo con un pò di qualunquismo alla gente… “La gente, tutti ce l’abbiamo con la gente, come se non ne fossimo parte” canta Caparezza, ed in questo caso è vero.

Un pò criticone, dicevo, ma neanche tanto, dato che anche chi scrive fa parte di questa “gente”. Che poi risponde al nome scientifico di “consumatori et appassionati”.

Tornando a noi…

Potrà sembrare scontato ciò che sto per dire, o forse no, ma anche i consumatori “sono la birra”. Si parla spesso di filiera e di settore, ma in queste definizioni non si tiene mai conto di chi la birra la compra e la beve. Gli appassionati sono la valvola di sfogo della produzione, sono una fonte di introiti e sono anche coloro che in questo momento di difficoltà devono tenere viva la speranza dei birrifici. La filiera produttiva e la ristorazione sarebbero niente senza chi beve i frutti di quel lavoro, senza gli appassionati che vagano di spina in spina alla ricerca di nuove birre da provare e di nuovi birrifici da conoscere. 

Birrifici & co. fanno del loro meglio per stare a galla, e questa pandemia ha anche dimostrato (in parte) quanto le persone si siano legate maggiormente ad un birrificio della loro zona o della loro nazione, ma ciò non basta. Senza aiuti sostanziosi da parte dei governi, le uniche entrate di un birrificio sono rappresentate dai consumatori che scelgono di bere i suoi prodotti e di dare valore alla sua attività. Quindi, ehi, cerchiamo di guadagnarci davvero il titolo di “noi siamo la birra”, beviamo italiano e obblighia… pardon: consigliamo caldamente ai nostri amici e conoscenti di entrare con noi in questo mondo.

Buonissime le trappiste eh, per carità. Rinunciarvi è difficile per qualsiasi beer-lover che si rispetti. Ma perché non intervallare una Chimay o una Rochefort con una buona birra craft italiana? Avete un debole per le tedesche (le birre, s’intende)? Okay, ma concedetevi una pausa dalle Schlenkerla ogni tanto. 

Fidatevi che ne vale la pena. 

[In copertina: Keith Haring – Tuttomondo – 1989]
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