Io sto con i birrai: una cauta opinione sul futuro della birra artigianale

Tremendi cali di fatturato chiusure e limitazioni alle attività, ristori fluttuanti nell’etere, rabbia degli imprenditori… questa è la prospettiva attuale di fronte al settore della birra italiana. L’ultima iniziativa in merito, cronologicamente parlando, è rappresentata dai 50 (e più) birrifici di “Io sto con i birrai” che, insieme, hanno scritto una lettera aperta destinata al governo italiano per chiedere una serie di aiuti. L’elenco delle richieste è tremendamente lungo e non perché i 50 fossero particolarmente pretenziosi, ma perché quello della birra artigianale italiana è un settore abbastanza trascurato (per usare un eufemismo) e c’è davvero bisogno di una scossa. 

Tenetevi forte ed allacciate le cinture: sto per spararla grossa. E se questa scossa arrivasse proprio dal post-pandemia? 

Okay, i dati sulla crisi economica del settore sono impietosi. Okay, non arrivano aiuti dallo stato. Okay, il fallimento di piccoli birrifici e pub è, purtroppo, una realtà. Okay tutto, ma del resto “non può piovere per sempre” citava un certo film.

Ma se (uso il condizionale) tutto questo momento di tremenda sofferenza facesse scattare qualcosa nel nostro paese? Se le continue richieste di aiuto permettessero davvero di essere presi in considerazione? Non bollate questo articolo come una mera utopia o come il delirio di un folle. Vedetelo piuttosto come una voce nel deserto, come una “chiamata alle armi” appena sussurrata, o semplicemente come l’opinione di chi vorrebbe che al tg si parlasse più di birra artigianale e meno di cronaca rosa.  

La birra è troppo spesso vista come una bevanda di serie B, buona solo davanti ad una pizza o ad una partita di calcio, accompagnata da rutti ed ignoranza. Non è così. 

Il nostro paese ha sempre prodotto eccellenze e storie bellissime in ogni settore in cui si è cimentato: siamo la patria di Raffello e Michelangelo, di Montale e Ungaretti, di Vittorio DeSica e Fellini… direi che a livello di storia non ce la caviamo male. E per il futuro? Per il futuro un settore vivo e verace come quello della birra artigianale italiana è imprescindibile. Non lo dico solo come appassionato, ma anche come italiano: puntiamo sulla birra. Questa bevanda esprime alla perfezione il rapporto con la terra, con la diversità delle tradizioni italiane, ed è fatta per lo più di giovani intraprendenti e volenterosi, guidati dalla stessa passione che muove i consumatori. 

Lo ripeto ancora: puntiamo sulla birra. 

Questo mio articolo probabilmente sarà un pò come urlare in mezzo ad una foresta, ignorando se qualcuno mai mi sentirà, ma mi piace comunque pensare (forse ingenuamente, ma comunque con infantile speranza) che, nonostante tutte le chiusure e tutte le difficoltà apparentemente insormontabili di questo periodo, la birra italiana ne uscirà più forte. E noi appassionati con lei. Come fare? Beh, noi semplici cittadini non possiamo certo elargire aiuti economici ai birrifici, ma, come ho già scritto in un altro View, possiamo dare il nostro supporto al craft made in Italy acquistando artigianale italiano, scommettendo sui birrifici non ancora sulla cresta dell’onda e magari scoprendo le birre che vengono prodotte vicino a casa nostra. 

La sensazione di scoprire un birrificio nuovo, per poi farlo conoscere anche ai propri amici e portarli assieme a fare due chiacchiere con il mastro birraio è una sensazione davvero impagabile.

Provare per credere. 

[In copertina: Thomas Cole – View from Mount Holyoke, Northampton, Massachusetts, after a Thunderstorm (The Oxbow) – 1836]
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