Birrifici americani tra espansione e territorialità

Con la pandemia ed i suoi noti problemi, la scena craft americana si divide in due approcci differenti: tra chi decide di espandere la propria distribuzione a città distanti dalla propria sede, e chi invece preferisce rimanere fedele alla sua terra e limitare le vendite entro i confini del proprio stato. 

I primi, tra cui rientrano alcuni dei maggiori birrifici della scena craft americana, decidono di fare necessità virtù, andando oltre quella che era la loro rete di distribuzione nel pre-Covid ed aumentando così la possibilità di incrementare le vendite ed evitando i problemi legati alla scadenza delle proprie birre. È così che famosi marchi artigianali come The Alchemist, Jester King Brewery e Schilling Beer Company hanno scelto, durante il 2020, di appoggiarsi a terzi per la distribuzione dei loro prodotti in zone ancora “inesplorate” degli States. Questa scelta non risiede tanto nella volontà di cercare mercati migliori o più redditizi, ma in un mero “spirito di sopravvivenza” che spingerebbe semplicemente ad aumentare il numero di consumatori. 

Dall’altra parte, invece, birrifici più legati alla “territorialità” scommettono sul mantenimento di bassi costi di trasporto, evitando, inoltre, di dover pagare dei rappresentanti di vendita per gestire i propri prodotti in stati lontani. Tra questi vi è il New Glarus Brewing Company, storicamente legato al Wisconsin. Nel 2020 lo stoico birrificio ha registrato un calo delle vendite del 12% rispetto all’anno precedente, dovuto alla minore disponibilità di prodotto a causa delle turnazioni tra i piccoli gruppi di personale creati per mantenere le distanze tra i lavoratori. 

Nonostante questo, però, il birrificio è riuscito a non licenziare nessun dipendente e, anzi, è riuscito ulteriormente a rinsaldare il legame con il proprio stato: la scorsa primavera, quando i bar hanno iniziato a riaprire dopo le chiusure, il New Glarus ha lanciato l’iniziativa “Fresh Is Best”, dove, grazie alla stretta collaborazione con i propri distributori, il birrificio ha sostituito gratuitamente circa 3.150 fusti. Ciò ha permesso di garantire freschezza e qualità al prodotto birra, ma soprattutto è stato anche un gesto di sostegno a bar e ristoranti.

La differenza di strategie è chiara: se chi espande il proprio mercato in altri stati scommette su un progetto a breve termine, chi invece rafforza le radici all’interno dei propri confini si affida ad un’idea che dovrebbe portare i suoi frutti solamente nel lungo periodo.

Quale delle due scelte avrà ragione, solo il tempo potrà dircelo. 

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