E pluribus unum: dal formaggio dell’antica Roma alla birra americana

Si, siamo negli Stati Uniti. Si, ci sono due diverse “fazioni”. No, non sono Confederati e membri dell’Unione. No, non siamo nemmeno in Captain America – Civil War. 

Come abbiamo scritto nell’articolo del 18 marzo 2021, alcuni tra i birrifici artigianali americani sono divisi in due differenti strategie di mercato: da una parte chi ha iniziato a vendere in stati “nuovi”, e dall’altra chi ha deciso di rafforzare ogni legame con gli enti locali, focalizzando le vendite entro i propri confini. 

Quale delle due sia la scelta migliore, ancora non ci è dato saperlo, ma bisogna comunque dire che entrambe hanno i loro pro ed i loro contro. Più che due fazioni che si scontrano, queste differenti idee sono due modi di interpretare il momento storico a cui la birra è sottoposta in ogni angolo del globo, puntando su un approccio efficace nel breve termine o su uno meno redditizio ma più lungimirante. Il senso di appartenenza espresso da una scelta “local” è replicabile da qualsiasi birrificio che scelga la medesima strada. Allo stesso modo, per quei birrifici che hanno deciso di espandere le proprie vendite verso lidi non ancora esplorati, sarà possibile proporre il proprio prodotto anche a chilometri di distanza, e questo è un valore aggiunto da non sottovalutare, specialmente agli occhi dei consumatori americani che si ritrovano in un pub della East Coast a bere birra prodotta sulla West Coast. 

Esclusività o disponibilità, prodotto locale o diffuso, breve o lungo termine: la scelta tra le due prospettive è difficile, forse perchè troppo segnata dalla soggettività e dalle necessità di ogni birrificio per esprimere un’opinione.

Ma bisogna per forza schierarsi a favore di una o dell’altra? No. In qualità di amanti della birra abbiamo il diritto di tifare per entrambe, un pò come per quanto detto sulle diverse leggi sulle birre regionali italiane (riassuntone: da nord a sud, le birre prodotte nella nostra penisola fanno sempre parte del craft italiano, quindi ben vengano le tutele regionali se possono aiutare).

Qui ci viene in aiuto persino il motto nazionale degli Stati Uniti: E pluribus unum. Tradotto in italiano significa “da molti, uno” e venne adottato ufficialmente nel 1776 dopo la fine della guerra d’indipendenza, riferendosi alle tredici colonie originarie che scacciarono gli inglesi dal Nuovo Mondo e crearono un unico stato. L’origine di questa espressione deriverebbe da un componimento attribuito a Virgilio (ma con molti dubbi in merito) riguardo al “moretum”, un tipico formaggio spalmabile dell’antica Roma, impastato con erbe. Ecco, “e pluribus unum” si riferiva alla miscela di colori e sapori dell’insieme di ingredienti che, mischiati assieme, creavano il formaggio. 

Non voglio annoiarvi oltre con questo excursus storico, e il paragone tra il formaggio romano e la birra artigianale americana è un pò stravagante, lo ammetto. Ma credo non sia forzato. Quantomeno non troppo, dai. 

Il trait d’union è rappresentato proprio dal motto americano. Da molti uno, in questo caso, si può intendere come le due diverse facce della birra Made in Usa che, pur dividendosi su strategie differenti, hanno a cuore il medesimo obbiettivo: la sopravvivenza della birra artigianale. 

Dunque, pur essendo diversi, in realtà sono solo due facce della stessa medaglia e proprio questa loro diversità non è altro che ciò che li rende organi di un solo settore.

E pluribus unum: da diverse idee, una sola birra. Quella artigianale.

[In copertina: Maurits Cornelis Escher – Vincolo d’unione – 1956]
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