Il momento delle trappiste spiegato con Zygmunt Bauman

Abbiamo parlato qualche giorno fa della notizia della messa in vendita su larga scala della Wesmalle Extra. Ma è effettivamente una buona notizia?

Ni. Per gli amanti della birra, in particolare trappista e belga, la maggiore disponibilità di questa Enkel (prima limitata alla vendita diretta in abbazia o nelle sue vicinanze) è assolutamente positiva. E di fatto lo è. Ma cosa si cela dietro di essa? 

Da Westmalle dicono che la scelta è stata dettata dalla volontà di fornire un prodotto più semplice, in linea con le richieste di mercato, e che potesse aiutare i vari ristoratori ad offrire un prodotto inedito alla loro clientela al momento delle riaperture. 

In realtà, questa scelta del birrificio non è l’unica mossa innovativa nel panorama trappista degli ultimi tempi, movimentato da una serie di cambiamenti, dettati (anche) dalla volontà di rimanere al passo di un mondo totalmente opposto alle rigide norme dei monaci (Zygmunt Bauman ci avrebbe parlato di “modernità liquida”), le abbazie hanno dovuto fare dei cambiamenti nelle loro strategie comunicative e di marketing. Per fare degli esempi oltre al caso di Westmalle, l’abbazia americana di Saint Joseph (Massachusetts) ha iniziato da poco a promuovere i propri prodotti utilizzando i social media, quella di Notre-Dame de Scourmont, casa delle Chimay, ha predisposto alcune celle per i turisti in cerca di pace e quiete, ed infine l’abbazia di Westvleteren si è affidata al delivery. Tutto questo suonerà ancora più incredibile sapendo che i trappisti, a differenza di altri ordini, fanno un uso ristretto di cellulari e internet. 

Questi movimenti ci appaiono, da un lato, come delle scelte positive e moderne da parte dei birrifici. Dall’altro, però, tutti questi cambiamenti portano con sé un unico motivo di fondo: anche la birra trappista è minacciata.

Dal Covid? Si, ma non solo.

Sicuramente le restrizioni e l’impossibilità al turismo hanno colpito anche le varie abbazie, che però devono fare i conti con un problema interno: la scarsità del ricambio generazionale.

Era già stato paventato quando l’Achel aveva perso il suo rango di “Authentic Trappist Product” nel momento in cui i pochi monaci rimasti, non potendo più gestire o supervisionare la produzione di birra (una delle 3 caratteristiche insindacabili per il rango di ATP) si sono trasferiti entro le mura di Westmalle.

Le rigide norme della vita contemplativa dei monaci trappisti sembrano non attirare più novizi, assuefatti dalla vita nella già citata modernità liquida di stampo baumiano. Il filosofo polacco ci parla di una quotidianità volatile, dove l’eccessiva libertà data dai potentissimi mezzi di comunicazione a nostra disposizione comporta una vita incerta e vulnerabile, che, come un liquido, prende la forma del contenitore in cui viene versato. Questo però corre il rischio di disperdersi non appena viene rovesciato fuori da questo involucro, a differenza di un rigido sistema di norme che, seppur limitante, individua alla perfezione il concetto di uomo all’interno di questo sistema, evitando che si perda dietro a desideri insaziabili di consumo. Bauman, infatti, imputa delle colpe particolari alla tendenza al possesso, vista non tanto come una brama degli oggetti in sè, ma una smodata volontà al consumo in sé, tanto che il filosofo ha riscritto la celebre frase di Cartesio: da “Penso, dunque sono” a “Consumo, dunque sono”. 

In un mondo sempre più secolarizzato, è complicato abbandonare la propria vita, consapevolmente o meno segnata dalla “liquidità” di Bauman e dalla tendenza al consumo, per affidarsi completamente alla fede in una severa vita contemplativa. 

Come sottolinea Manu Pawels, responsabile vendite dell’abbazia di Westmalle: “I monaci credono in Dio, e sono sicuri che sarà Lui a risolvere il problema“. 

Ecco, allora il consiglio a tutti gli amanti della birra, credenti o meno, è quello di accendere un cerino o due. 

[In copertina: Michelangelo Merisi da Caravaggio – Narciso – 1597–1599]
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