Boom delle cans nella birra artigianale: che fine farà il vetro?

Fino a qualche tempo fa, le birre in lattina erano viste come le cugine poco raccomandabili di quelle in vetro, accusate di mutare il sapore della bevanda aggiungendo uno sgradevole retrogusto metallico. Le lattine erano viste come un sinonimo di scarsa qualità, dato che erano mondialmente impiegate da molti giganti industriali per offrire un prodotto a minor costo, mentre i birrai artigianali continuavano a preferire il vetro. 

Tutto questo panorama è stato recentemente ribaltato, con un trend che proviene per lo più dagli States: ora le lattine (anzi, le cans) sono sotto le luci della ribalta, conquistando il mondo della birra craft con i loro vantaggi. Nondimeno, questo trend è atterrato anche in Italia, dove diversi birrifici hanno fatto da apripista, come Baladin e Lambrate (tra gli altri), o altri hanno fatto delle lattine un marchio di fabbrica, come CR/AK. Il birrificio veneto, infatti, è stato il primo nella nostra penisola a lanciare il formato di lattine da 40cl, che ora si è largamente diffuso assieme al suo fratello da 44cl.

Le cans hanno conquistato il mondo, dunque. Sono smart, fresche, d’impatto, alla moda, giovani, oltre al fatto che rappresentano un validissimo strumento in mano ai birrifici. Questo (anche) perché sono un’ottima opzione di marketing per garantire un maggiore successo al proprio prodotto, ma anche perché respingono meglio i raggi UV e perché rappresentano una scelta più ecologica, dato che sono 100% riciclabili. Tutte queste loro caratteristiche si sommano alla possibilità di colorarne completamente  la superficie con una grafica accattivante, permettendo ai birrifici di scommettere su nuove etichette (o modificando quelle già esistenti) che sposassero al meglio questa opportunità di mercato, anche investendo in un supporto professionale per curare le proprie grafiche. In più, le cans permettono un raffreddamento più rapido, non corrono il rischio di rompersi (al massimo si sbozzano un pò), sono più facili da trasportare, possono essere aperte senza un cavatappi e, se sei un simpaticone malinconico, puoi usarne la linguetta per fare il gioco dei nomi. Insomma, sembrano davvero migliori delle bottiglie su molti fronti.

Eppure le bottiglie possono essere più assimilabili al concetto di ristorazione, unendo la maggiore eleganza alla “abitudine” del senso comune di avere sul tavolo un oggetto simile, oltre al fatto che, forse perché siamo un pò malinconici, ci viene da dire che il caro buon vecchio vetro marrone sarà difficile da scalzare. Non che il trend dell’alluminio possa soppiantare in toto le birre in bottiglia, ma crediamo che se non sarà un 50 e 50, si potrà parlare di un 55% a favore delle lattine. Non troppo di più. È vero che le grafiche accattivanti possono attirare consumatori più giovani, ma non tutti i giovani si fanno attrarre dal figo sic et simpliciter, così come è vero che è possibile offrire delle grafiche accattivanti (o anche “solo” una brand identity ben definita e pregevole) con le etichette sul vetro. 

Vetro o alluminio, bottiglia o lattina, il trend delle cans è innegabile, ma le bottiglie sono dure a morire. Che poi, diciamo una banalità: quello che conta di più è la birra che ci sta dentro.

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