Artigianale e industriale: contro un nuovo spartachismo pt.1

Di recente abbiamo scritto della lettera indirizzata al Sole 24 Ore con cui Unionbirrai lamentava il fantomatico “successo della birra nel 2020” che, secondo l’associazione, prendeva in considerazione solo la GDO e le birre industriali. Non a torto, Unionbirrai ha paragonato il mondo della birra artigianale italiana ad un esercito di tanti Davide, contrapposti a pochi prepotenti Golia industriali. 

Le considerazioni che sovvengono a chi scrive sono due: speriamo che il paragone sia azzeccato e che questi piccoli Davide riusciranno quantomeno a combattere alla pari con i Golia. La seconda considerazione, invece, è più una domanda: vale la pena ingaggiare una lotta sfrenata all’industria della birra? Aldilà della sproporzione di forze in campo, manca ancora la consapevolezza del prodotto artigianale nel popolo dei consumatori. Affrontando una battaglia, o anche una guerriglia (forse più adatta ai numeri) contro i colossi mondiali, si rischierebbe di trovarsi da soli, senza alcun appoggio alle spalle. 

La mancanza di consapevolezza generale verso il prodotto artigianale è dimostrata anche da Unionbirrai nella lettera inviata al Sole 24 Ore, in cui Vittorio Ferraris, direttore dell’associazione, precisa le caratteristiche della birra artigianale (italiana e non) con l’intenzione di portare il giornale ed il suo direttore (a cui è rivolta la lettera) “a conoscenza delle nostre peculiarità”. 

La situazione può essere paragonata (ovviamente con le dovute proporzioni) a quella vissuta dalla Lega di Spartaco tra il 1918 ed il 1919. Il gruppo di estrema sinistra nato nella Germania del ’14 come Gruppo Internazionale, era in netto contrasto con la collaborazione del Partito Socialdemocratico ed il governo imperialista tedesco, scaturita dall’entrata in guerra del Paese. Al termine della Prima guerra mondiale, con la resa della Germania ed il mito della Rivoluzione bolscevica in Russia, la Lega di Spartaco si divide in due fazioni: da una parte quella più riottosa, che progettava un’azione violenta simil-russa per porre il comunismo al potere, mentre dall’altra c’era la fazione legata a Rosa Luxemburg, intellettuale di origini polacche che conservava le idee pacifiste su cui si basava inizialmente il gruppo politico. La Luxemburg, a differenza di chi voleva una rivoluzione immediata e violenta, fondava il suo pensiero su un semplice assunto: le masse devono essere guidate alla consapevolezza di sé attraverso delle riforme mirate, con tanti piccoli traguardi che permetteranno ai popoli di prendere il potere perché consci delle loro possibilità. Certo, ci vorrà del tempo, ma i risultati saranno duraturi.

Ma la Luxemburg verrà ascoltata all’interno della Lega di Spartaco? No, per niente. 

Nel movimento tedesco alla fine ha prevalso la linea violenta e, nel tentativo di soverchiare il governo del primo dopoguerra, la Rivolta Spartachista è stata repressa con la forza dai militari e la Lega di Spartaco è stata distrutta. 

Morale? Aveva ragione la Luxemburg: una lotta che non ha un fondamento, non avrà neanche un futuro. 

Questo particolare caso storico dovrebbe fungere come esempio anche nel caso della dicotomia tra artigianale ed industriale. Senza la consapevolezza del prodotto artigianale, senza una base di consumatori su cui poggiare, una qualsiasi lotta contro le birre industriali microfiltrate non avrà mai successo. 

Non sto certo affermando che le associazioni brassicole di tutto il mondo abbiano in mente una qualche battaglia contro i marchi internazionali o che la birra artigianale farà la stessa brutta fine della Lega di Spartaco. Lungi da me. Quello che vorrei dire è che non si può pretendere che la birra artigianale si affermi da sola, ma ha bisogno di tante piccole vittorie e traguardi su cui basare una sua stabilità.

L’obbiettivo finale è allargare sempre di più la fetta di consumatori che, consapevolmente, di fronte alla scelta tra una birra artigianale ed una industriale (anche in un supermercato), scelgano di conseguenza.

[In copertina: Stanza di Ames – 1946]
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