Artigianale e industriale: contro un nuovo spartachismo pt.2

Il View di oggi è più una conseguenza (o, se preferite, una semplice continuazione) di quello pubblicato martedì. In quel caso abbiamo usato le vicende della Lega di Spartaco come un esempio storico da non ripetere nella dicotomia tra la birra artigianale e quella industriale, citando il pensiero di Rosa Luxemburg che, anziché una rivoluzione violenta ed immediata, proponeva un percorso più lungo e più solido di piccole conquiste per il successo duraturo del socialismo (nel nostro caso, sostituire “socialismo” con “birra artigianale” ed il gioco è fatto). 

Nell’articolo di oggi scomodiamo ancora la Luxemburg per un caso che potrebbe risultare spinoso: che succede quando un marchio industriale si pone un obbiettivo caro anche alla birra artigianale?

Che vuoi che succeda, ci si allea, no? 

Il supporto ai bar ed ai pubblican è sicuramente un tema caldo ed importante per tutto il mondo della birra. Nonostante il grande successo nella GDO, anche i marchi industriali hanno sofferto le chiusure dei locali. E se hanno sofferto loro, figuriamoci i piccoli birrifici. 

Succede, però, che un grande marchio industriale come la Ceres inizia a diffondere una campagna volta alla sensibilizzazione verso l’acquisto “da portar via” nei vari bar (l’iniziativa non parla esplicitamente anche di birrerie e pub, ma il messaggio è il medesimo), a differenza degli organi prettamente legati alla birra artigianale. 

Questa situazione è simile a quella che si è ritrovata ad affrontare Rosa Luxemburg in Polonia prima di trasferirsi in Germania. La filosofa, infatti, era nata nell’allora parte polacca dell’Impero Russo (siamo nel 1871) e, come sarà poi nei suoi anni tedeschi, anche in patria la Luxemburg si trova all’interno di un movimento socialista spaccato in due, questa volta tra chi voleva l’indipendenza polacca a tutti i costi e chi, invece, credeva in una lotta di classe universale. La domanda di fondo era: i contadini e gli operai russi sono nemici perché russi o sono alleati perché contadini ed operai? 

La Luxemburg opta per la seconda opzione. 

Traslare anche questo esempio nell’attualità della birra è semplice, basta variare la domanda di fondo di allora che, quindi, oggi diventerebbe: il grande marchio industriale è un nemico perché è industriale, o è un alleato perché (in questo caso) spinge per degli aiuti concreti al settore Ho.Re.Ca.? 

Così come per l’intellettuale polacca la scelta più importante era la lotta di classe universale, che unisse tutti i popoli sotto un unico obbiettivo, allo stesso modo la birra deve essere compatta anche attorno a bar e publican. Ovviamente non è piacevole per un birrificio artigianale sapere che il grande brand industriale ha successo nella GDO, mentre lui fa fatica a vendere per la chiusura dell’Ho.Re.Ca. In questo caso, però, succede che il grande marchio industriale ha lo stesso obbiettivo del piccolo birrificio artigianale. Allora vale ancora di più la pena evitare sanguinosi scontri inutili (vedi Artigianale e industriale: contro un nuovo spartachismo pt.1) e stringersi in un’insolita alleanza che tenga conto dell’obbiettivo comune: la birra. 

Ps: Che poi, come abbiamo detto, per far sì che i consumatori scelgano di bere artigianale non bisogna distruggere i marchi industriali, ma bisogna lavorare sulla consapevolezza di chi beve. Rosa Luxemburg docet. 

[In copertina: Stanza di Ames – 1946]
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