Italians do it better: IGA e altre trovate del Bel Paese

Nove anni. Questo è il periodo di tempo intercorso tra la prima birra brassata con mosto d’uva in Italia ed il riconoscimento ufficiale di questo stile nella BJCP Beer Style Guidelines del 2015. In questo lungo periodo di tempo ne è passata di acqua sotto i ponti e, quello che agli esperti di settore allora sembrava (giustamente) un movimento di grande successo, ora si è preso la luce che merita, con le Italian Grape Ales (IGA) ormai diffuse in tutto il nostro Paese, e non solo. 

In realtà le birre al mosto d’uva non sono l’unica trovata brassicola prettamente italiana. Come scrive Lorenzo Dabove (aka Kuaska, il cantore italiano della birra), sono ben 4 le novità Made in Italy che i birrai nostrani hanno apportato al mondo brassicolo. La prima di queste è rappresentata dall’utilizzo della castagna come ingrediente per le proprie birre, poi consacrata ufficialmente dopo un piccolo congresso di 12 produttori italiani che, nel 2006, al brewpub Grado Plato (Chieri), hanno presentato le loro birre alla castagna di fronte ad un gruppo di appassionati e professionisti del settore. La seconda novità proposta dal movimento artigianale italiano è lo sfruttamento di nuovi cereali (maltati o meno) al fianco del classico orzo, come il farro, il grano duro Senatore Cappelli o alcune varietà locali di frumento; senza contare, poi, anche gli esempi di birre prodotte con l’utilizzo di riso, oppure di legumi come lenticchie, lupini e fagioli, diffuse specialmente in centro Italia. La terza trovata Made in Italy descritta da Kuaska è rappresentata dalle diverse sperimentazioni con i prodotti tipici offerti dalle diverse zone del nostro Paese, con il “km 0” che è diventato una filosofia scontata per i birrai italiani. Oltre agli abbinamenti gastronomici tra cibo e birra, le varie territorialità italiane hanno da sempre arricchito le produzioni brassicole della nostra penisola, producendo birre con l’aggiunta di rosmarino, salvia, radicchio, fiori di sambuco, di lavanda e chi più ne ha più ne metta. Insomma, siamo una penisola con molti tesori e con altrettante birre che trovano il modo di valorizzarli. 

La quarta novità italiana, a differenza delle precedenti, è riconosciuta universalmente come un vero e proprio stile di birra e stiamo parlando proprio delle famose Italian Grape Ales che accennavamo all’inizio di questo Ping. Se volessimo sintetizzare uno stile ampio come quello delle IGA, dovremmo dire che include birre lievemente acide e secche, con una luppolatura non eccessiva, pareggiata dalla portata dell’uva, mentre la gradazione alcolica è compresa mediamente tra i 5 e i 10 gradi ed il colore può variare in una tavolozza che va dal giallo paglierino alle sfumature rossastre in base al tipo di uva utilizzato. In ultimo, poi, dobbiamo dire che, in base alle diverse caratteristiche delle sue birre, lo stile IGA può essere suddiviso anche in sottocategorie, come le White IGA, le Red IGA o le Sour IGA.

Ad oggi, in Italia, sono conosciute più di 200 etichette che si rifanno alle IGA, con l’anno del boom dello stile rappresentato dal 2015, quando il Beer Judge Certification Program (BJCP) riconobbe per la prima volta le IGA come “espressione di territorialità, biodiversità, e creatività” da parte dei birrai nostrani. 

Le IGA hanno ormai valicato i confini della penisola italiana, raggiungendo e affascinando birrai americani e cinesi (che hanno anche vinto dei riconoscimenti in questa categoria) oltre che in Cile, Francia e Australia. 

Forse anche questa larga diffusione dello stile ha provocato il rischio che il BJCP tolga il prefisso “Italian” (e quindi annulli anche la sua portata geografica e culturale) e crei un generico stile di Grape Ales, nella sua prossima Beer Styles Guidelines, anche se, per contrastare questa possibilità, è già in atto una petizione

La bellezza delle IGA non sta solo nel loro sapore, nel loro colore e nei loro aromi, ma sta sopratutto nel forte legame che questo stile offre tra la birra ed il vino, rappresentando non solo il punto di congiunzione tra l’innovazione e la tradizione del Made in Italy, ma anche un risultato culturale che è ammirato e diffuso in gran parte del mondo. Al pari delle altre 3 trovate dei birrai italiani, le IGA identificano un movimento artigianale che fa tesoro della storia e della natura del proprio Paese, imbottigliandone i tesori al punto da essere riconosciuta internazionalmente come uno stile italiano. 

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