Un passato che sa di novità

E-commerce, marketplace, app e ora anche videogiochi. La birra artigianale non può più prescindere dalla tecnologia e dalle novità per presentarsi ai consumatori. 

Da anni i birrifici si rifanno a centraline computerizzate e affini per la produzione, ma il senso è diverso. La birra artigianale non può più “accontentarsi” della sua cerchia di appassionati e, per espandere il proprio bacino d’utenza, deve rifarsi a tutti quegli strumenti che, un pò per la pandemia, un pò per l’inarrestabile forza del progresso, si stanno affermando. 

Del resto, anche la birra è un prodotto con un continuo sguardo verso il futuro, in particolare in Italia. Ogni etichetta si rifà più o meno ad uno stile preciso, ma è pur sempre vero che ogni birraio aggiunge sempre del suo, sperimentando e provocando alla continua ricerca di una ricetta che colpisca sé stesso in primis, ed i consumatori “in secondis”. La storia del movimento artigianale italiano ne è la prova, con i birrifici nostrani che hanno fatto proprie le tradizioni belghe e tedesche, prima di apportare le relative modifiche che ci hanno resi riconoscibili nel mondo. 

La nostra storia è segnata profondamente dalla cultura dell’antica Roma (che a sua volta aveva ripreso a piene mani da quella greca), e, proprio per questo, sembra riconoscere automaticamente un ruolo preminente al vino, nettare storicamente legato ai saggi ed alle divinità, rispetto alla birra, bevanda dei barbari d’oltralpe. 

Questo panorama, però, sembra stia mutando. La birra artigianale ha il pregio di essere una bevanda variegata, protesa verso il futuro, ed infine umile: non vuole scalzare il vino (anzi semmai lo sfrutta, vero IGA?), ma lo vuole affiancare nel cuore e nei consumi degli italiani. 

Siamo un paese che ama il buon cibo e che ne garantisce l’origine, attraverso storie ricche di passione di agricoltori, pescatori, allevatori… Siamo un Paese che viene scelto anche dai grossi marchi internazionali della birra per un proprio rilancio. 

La pandemia ha obbligato i birrifici al cambiamento, a rivedere le proprie modalità di vendita, anche affidandosi a terzi che facessero da tramite tra loro ed il consumatore. I trend di cui abbiamo parlato sono diversi: dal delivery all’uso dei propri spazi con la creazione di una taprooms o di un brewpub, ma ciò che rimane è la necessità della novità. 

Questa parola non ci ha mai spaventato.

Siamo un Paese in cui la birra ha radici relativamente giovani e, forse proprio per questo, il nostro movimento artigianale è libero dalle severe ricette storiche e quindi agevolato a sperimentare e spiccare il volo verso l’insolito e l’inusuale.

Se un tempo i birrai italiani sono stati chiamati sognatori, un giorno saranno chiamati pionieri.

[In copertina: Odoardo Borrani, Il mugnone, 1870-72]
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