Uno sguardo su un prodotto sempre più sostenibile

La birra è sempre più attenta ed orientata verso la sostenibilità. Lo dimostrano i fatti e le continue notizie che in questi ultimi tempi si stanno rincorrendo sui siti d’informazione e sui social. Senza elencare i moltissimi birrifici che si affidano a materie prime a km 0, in Italia e nel mondo, sono molti gli esempi di produzioni che dedicano un’attenzione particolare al loro lato “green”. A gennaio dell’anno scorso, per esempio, il gruppo AB InBev ha stretto un accordo con dei fornitori di energie totalmente rinnovabili, garantendo delle soluzioni sostenibili alle birre del proprio gruppo. Alla scelta del colosso belga, e ad altri esempi sulla stessa linea, si aggiunge la volontà del gruppo giapponese Asahi di convertire la sua produzione all’energia pulita entro il 2025, con i marchi controllati che agiscono nello stesso solco. Di recente, infatti, una delle birre gestite dal gigante nipponico, l’australiana Victoria Bitter, ha trovato un modo curioso per alimentare la propria produzione con l’energia solare, scambiandola con casse piene di bottiglie. 

Ma non è tutto. In America c’è chi propone una birra dal sapore di futuro distopico, usando gli ingredienti che sarebbero risparmiate in un disastro climatico. Tutto per sensibilizzare le persone alla cura del nostro pianeta, anche terrorizzando gli amanti della birra, come a dire “Vedete? Se il pianeta collassa dite addio alle vostre pinte preferite, perché vi ritroverete ‘sto schifo“.

In Italia, poi, le iniziative in questo senso sono davvero molte, dalle singole idee ai progetti strutturati con un obbiettivo fortemente socio-ecologico. Un esempio in questo senso è dato dal Birrificio Italiano (tra i nomi storici della birra artigianale italiana) che, di recente, ha annunciato sui social la volontà di non confezionare le proprie birre in barilotti di plastica (keykeg o minikeg) per il mercato italiano, allo scopo di ridurne la presenza. Oltre a questo c’è la scelta del birrificio Baladin, altro pioniere della craft beer nostrana, di confezionare alcune delle sue birre utilizzando delle lattine dotate di un sistema di apertura a 360°, un’innovazione per l’Italia. Questa particolare apertura permette di eliminare completamente il coperchio della lattina, dando la possibilità di riutilizzarla in altri modi. L’alluminio si sta affermando sempre di più anche nel nostro Paese (a dispetto della carenza crescente di lattine), con le sue potenzialità di marketing e, specialmente, ecologiche, dato che è un materiale riciclabile all’infinito. 

Oltre a queste iniziative, poi, ci sono anche delle startup innovative come Biova Project, che sceglie di produrre birra unendo l’obbiettivo di ridurre l’impatto ambientale con quello di creare un’economia circolare, scegliendo di produrre della birra attraverso gli scarti di pane invenduto, risparmiando materie prime e creando una filiera corta e sostenibile. 

Come questi, sono molti gli esempi di chi sceglie di riservare un occhio particolare a questo tema così delicato ed importante, ponendo l’accento sulla sua importanza. Questo trend è forte in ogni settore, anche nel mondo brassicolo. Scommettendo sulla sostenibilità, la birra non rimane immobile, ma entra a far parte delle sfide del mondo contemporaneo e le accetta, affermando la sua importanza.

Il mondo (o quantomeno una buona parte di esso) è ormai conscio degli impegni che l’ecologia ci pone di fronte, e per questo sceglie di andare sempre più incontro ad una narrativa necessariamente legata alla sostenibilità. La birra non può, e non vuole, essere da meno.

[In copertina: Keith Haring – Brazil – 1989]
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