Il Minnesota sta ancora facendo i conti col Proibizionismo

Quello di Andrew Volstead potrà essere un nome che non dice granché, ma se parliamo di Volstead Act? Magari qualcuno ha già intuito l’argomento, ma per essere sicuri lo diciamo noi: Proibizionismo. Il caro vecchio Andrew Volstead, originario di Kenyon in Minnesota, era il parlamentare americano che, con la legge del 1919 che porta il suo nome, diede il via al blocco della vendita di alcolici negli Usa. A chi però pensa (tra l’altro giustamente) che il Proibizionismo sia finito da un pezzo, gli Stati Uniti hanno una sorpresa per l*i, perché nonostante il quasi-secolo passato dall’abrogazione del Volstead Act, questo nome fa ancora impallidire i birrai del suo Stato d’origine. 

Il Minnesota deve ancora sopportare una dura legislazione in termini di birra e alcolici, con le leggi in merito che mettono delle limitazioni ancora molto severe, nonostante la lontananza storica dal Proibizionsimo. Lo stato americano deve fare i conti con l’articolo 340A del suo codice legislativo, che offre una serie di divieti, rimasti sostanzialmente invariati dal 1985: tra questi, come riporta Good Beer Hunting, ci sarebbe l’obbligo per i birrifici del Minnesota di vendere growlers da 750ml solo nelle proprie taprooms; i negozi di alimentari e le stazioni di servizio non possono vendere birra sopra una certa gradazione alcolica; i birrifici non possono vendere più di un certo numero di barili all’anno e non possono distribuire le proprie birre a bar e negozi di liquori, e così via.

Nonostante tutto queste restrizioni, però, il Minnesota negli ultimi anni sta conoscendo uno sviluppo incredibile in termini numerici per i birrifici, che toccano più di 200 unità operative, arrivando ad essere il 15° stato americano per il mercato della birra (dati Brewers Association). Questi numeri non risulteranno poi così incredibili se si pensa che nel Minnesota è in atto una piccola ribellione dei birrai nei confronti delle legislazioni antiquate: tutto ebbe inizio nel 2011, quando il birrificio Surly Brewing Company ha voluto creare la sua taproom, sfidando una norma ancora in vigore dal Proibizionismo che glielo vietava. In quel periodo il Surly era il birrificio più popolare dello stato, e forse anche per questo riuscì a vincere il braccio di ferro con il legislatore, con i moltissimi fan del birrificio che hanno intasato le linee telefoniche, le caselle di posta (digitali e non) e i social dei legislatori del Minnesota, portandoli a rivedere un divieto che era rimasto tale solo nel loro Stato. 

Quella del Surly fu la prima storica “rivolta” che permise al Minnesota di conoscere il boom di birrifici di cui parlavamo poco sopra, con le leggi (alcune, non tutte) che lentamente si sono evolute per dare più permessi a questo fervente movimento. Mentre alcuni birrifici, per lo più creati da giovani intraprendenti, hanno ancora la forza di lottare, alcuni hanno preferito trasferirsi negli Stati vicini. Il Minnesota non è l’unico Stato in cui sono ancora in vigore delle leggi retaggio del Proibizionismo, ma è sicuramente uno dei più vessati da esse. 

Andrew Volstead dovette convivere tutta la vita con il fardello di aver dato i natali ad un’epoca non molto apprezzata (per usare un eufemismo) dagli americani. Anche dopo la sua morte il suo nome risuona ancora nei libri di storia, nelle orecchie dei legislatori e tra le mura dei birrifici del Minnesota. Anche per questo, forse, non dobbiamo stupirci dell’ultima trovata del Back Channel Brewing Company, un birrificio di Spring Park (Minn.) che ha messo in vendita un growler in edizione limitata con le parole “F * CK That Guy” stampate sopra in bella vista. 

Provate ad indovinare a chi si riferiva. 

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