Cos’è una Nitro Beer?

Che il mondo della birra non sia esente dalle influenze fascinose delle mode è un’ovvietà. Negli anni si è parlato di tendenze più o meno fortunate, come le (ormai) onnipresenti IPA, le birre glitterate, o il divisivo Beer Yoga. Al pari di questi, c’è un altro nome che continua ad andare e venire nel mercato brassicolo, ed è quello legato alle Nitro Beers. 

Il termine è derivato dall’utilizzo dell’azoto liquido all’interno della birra, dove le prime sperimentazioni negli anni ’80 hanno poi lasciato il posto all’esempio più fortunato della Guinness, che ha voluto ricreare l’esperienza di una birra appena spillata anche nelle proprie bottiglie e lattine. 

Ma come funziona esattamente l’azoto liquido nella birra? 

Questa sostanza è poco solubile in un altro liquido e, per farla dissolvere, è necessario pressurizzarla e mantenerla ad una temperatura molto bassa. L’azoto è molto usato nell’industria del food & beverage, ma anche nella birra artigianale si sta affermando questo trend, specialmente negli Usa (neanche a dirlo). 

Una tipica nitro beer contiene circa il 70% di azoto (il restante 30% è composto da CO2), e proprio questo le conferisce una consistenza cremosa e crea quella famosa “cascata inversa” di bolle dopo il versamento. Ordinando una nitro beer, infatti, si potrà assistere ad un “effetto idromassaggio” creato dalle minuscole bollicine di azoto che tentano di fuoriuscire dal bicchiere, un contenitore né abbastanza freddo né abbastanza pressurizzato. L’azoto si precipita verso il fondo, permettendo la formazione di una pinta schiumosa e soffice. 

Per riprodurre il medesimo effetto, Guinness usa dei widget nelle sue lattine che trattengono l’azoto fino all’apertura della confezione quando, con l’abbassamento di pressione, gli viene permesso di liberarsi. 

Se ve lo steste chiedendo, sì: stiamo parlando proprio della pallina di plastica semi-trasparente dentro ogni lattina di Guinness. 

Tradizionalmente, l’azoto liquido veniva utilizzato solo in stout e porter“, afferma Christina Marrick, Business Development Manager di Chart Industries, uno dei primi ad implementare l’uso dell’azoto “Ma ora si vedono anche IPA, Red Ale, Cream Ale e persino occasionalmente Lager, ci sono molte opzioni.

Uno dei birrifici che ha recentemente portato alla ribalta la nitro beer è il Left Hand Brewing Company, di Longmont, Colorado. Una curiosità in merito è che nonostante il divario storico ed economico con la Guinness, la stout del Left Hand (che non usa alcun widget) ha raggiunto un livello di fama tale da essere al centro di una campagna lanciata nel 2014 chiamata “America’s Stout” e diretta proprio contro il marchio di Dublino, prima ancora di un Nitro Fest organizzato proprio dal birrificio del Colorado. 

Sembra che, a differenza di altri stili o di altre mode, il nitro sia più altalenante. Nonostante questo, però, stiamo comunque parlando di uno dei segmenti più briosi del settore artigianale americano… anche se con fortune alterne. 

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