Birra Usa scossa dalle accuse di discriminazioni e molestie

Quello che era nato sui social come uno sfogo personale, invitando poi a raccontare casi simili, ha scosso l’intero settore della birra americana, che sta facendo i conti con una serie incredibile di accuse di discriminazioni e molestie sessuali.

Nei giorni scorsi, Brienne Allan, manager della produzione del Notch Brewing di Salem, Massachusetts, affidava al suo profilo Instagram i racconti di quanto fosse stato stressante tornare al lavoro in presenza, dato che dopo un anno di chiusure si diceva ormai “disabituata ad avere a che fare con il sessismo quotidiano”. La Allan è anche incaricata di supervisionare i lavori in corso per una nuova birreria a Boston, raccontando come proprio in questo ambiente sia stata infastidita da diversi uomini che hanno ripetutamente messo in dubbio il suo ruolo e la possibilità che una donna ricoprisse una simile posizione di comando. 

Al momento della pubblicazione della prima storia sui social, l’account di Brienne contava circa 2.000 followers, mentre ora ha toccato i 38 mila, raccogliendo moltissime altre storie di sessismo e anche di razzismo. Dalla crescente onda di racconti di discriminazioni inviati e pubblicati da Brienne, si è scatenato un vero e proprio terremoto nel settore della birra americana. 

Molti dei birrifici citati nelle storie stanno conoscendo una vera e propria rivoluzione interna, con le alte sfere degli stessi costretti alle dimissioni da parte dei propri dipendenti. È il caso di Jean Broillet, fondatore della Tired Hands Brewing Company (Ardmore, Pennsylvania), tra i birrifici più citati negli episodi di sessismo ripostati da Brienne, similmente al caso di Jeff Nelson, direttore delle vendite del Connecticut Valley Brewing (South Windsor, Connecticut). Questi, come molti altri, sono nomi che si sarebbero macchiati di comportamenti deplorevoli verso impiegate e colleghe, rendendosi protagonisti, secondo le accuse, di discriminazioni e molestie sessuali.

Il terremoto scatenato da tutto questo, però, non finisce qua, con minacce anche con azioni legali per diffamazione nei confronti di Brienne che, dal canto suo, ha sempre ammesso di non poter verificare i racconti anonimi che lei riporta sul suo profilo. Per aiutarla, però, sul sito GoFundMe è stata lanciata una raccolta fondi che in poco più di 48 ore ha già raccolto quasi 20 mila dollari. Contro le “urla” degli utenti di Instagram che accusano Brienne di riportare storie false, si schiera un report del National Sexual Violence Resource Center, che registra come solo una percentuale irrisoria (tra il 2 ed il 10 per cento) delle accuse di violenza sessuale segnalate siano in realtà infondate. Tuttavia, lo stesso documento sottolinea che il 63% delle aggressioni sessuali non viene mai denunciata, per paura di ritorsioni, azioni legali, ostruzionismo lavorativo ed altri fattori.

Parliamo spesso del settore brassicolo americano come uno dei più vivaci del panorama mondiale, spesso precursore di trend e mode. Vogliamo continuare ad esaltare questo lato del mondo della birra, stigmatizzando e condannando invece simili comportamenti che non devono avere nulla a che vedere con un settore che da sempre vuole esprimere socialità, felicità e bellezza.

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