Rochefort vince in tribunale e salva l’acqua per le sue birre

Dopo 10 anni di parapiglia legali, la legge ha dato ragione alla comunità monastica di Notre-Dame de Saint-Remy, dove si produce la birra trappista Rochefort. La vicenda metteva sul tavolo la sorgente d’acqua di Tridaine, grazie alla quale l’abbazia produce la sua birra. Fin dal 1883, infatti, il monastero gode del diritto di usufruire della fonte, che però da qualche anno è di proprietà della compagnia mineraria Lhoist. 

In questi ultimi 10 anni, la Lhoist ha più volte insistito per ampliare la zona di scavi della loro cava di calcare adiacente alla sorgente, dato l’esaurimento prossimo delle zone di scavo precedenti. I monaci, però, hanno reagito immediatamente opponendosi a questa scelta e facendo sentire la loro voce attraverso comunicati e richieste di interventi delle istituzioni pubbliche affinché l’allargamento degli scavi minerari non privasse l’abbazia dell’acqua per produrre le proprie birre, rischiando quindi di compromettere irreparabilmente le birre Rochefort. 

Nel 2014, a seguito dell’allarme lanciato dai monaci, le istituzioni belghe avevano bloccato i lavori di ampliamento della Lhoist, facendo leva su alcuni cavilli burocratici che furono prontamente eliminati dalla Lhosit stessa con un nuovo documento. In questi anni, però, i monaci non hanno mai ceduto, ed ottennero solo vittorie nei vari spezzoni legali della vicenda, nonostante l’azienda mineraria fondasse la propria posizione sulla proprietà del territorio che comprende anche la fonte di Tridaine. Dopo tutte queste battaglie, la legge ha dato ragione a Rochefort, che vince anche davanti allaCorte di Appello di Liegi, che ha ufficialmente difeso la proprietà dei monaci sull’uso della sorgente.

La Lhoist, in questi anni, ha svolto numerose perizie sulla zona interessata, e le sue analisi non hanno riportato nessun rischio che i pericoli paventati dalla comunità monastica nei confronti della propria acqua. Forte di questo, della sua proprietà sul terreno di Tridaine e delle 100 filiali in 25 paesi differenti, l’azienda mineraria vuole ora provare a sconfiggere i monaci in Cassazione.

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