Georges Lacambre: la storia della birra belga la scrisse un francese

Incastonato nel mezzo del Vecchio Continente, il Belgio è da sempre una delle mete più classiche ed affascinanti per ogni amante della birra. Chiunque scelga di attraversare quelle terre in cerca di storia e cultura brassicola, rimane colpito e quasi stordito da quanta ne trovi. La recente notizia dei monaci di Rochefort che difendono il proprio diritto secolare sulla sorgente d’acqua per le loro birre, è un’ulteriore conferma che in Belgio la birra è una cosa veramente seria.

Anticamente, gli abitanti di quel territorio che oggi è lo stato di Bruxelles, erano una sorta di unione tra Galli del nord e Germani dell’ovest, famosi per amare fondamentalmente due cose: la battaglia e la birra. A conferma di questo, nel suo celebre “De bello Gallico”, Giulio Cesare descrive il popolo dei Belgi come il più audace di tutta la Gallia, oltre a ritrovamenti archeologici che ci parlano di una grandissima importanza legata al bere già intorno al terzo millennio prima di Cristo.

Lasciati i romani, mandiamo avanti velocemente il film fino al medioevo, quando i monasteri fioccavano in tutto il territorio belga più dei campi da calcio in Brasile, delle baguette in Francia e degli stereotipi in questa frase. La birra era centrale nella vita religiosa, perché rappresentava una fonte di lavoro che permettesse il sostentamento dei monaci cistercensi, oltre che un privilegio esclusivo del clero o di chi potesse permettersi di acquistare, proprio dal clero, il “gruit”, una miscela di erbe amaricanti che anticipò il luppolo, con una ricetta variabile di città in città. Da qui alle birre trappiste il passo è relativamente breve. Dalle birre trappiste al marchio Authentic Trappist Product, il passo è ancora più corto.

Le nozioni sulla birra belga sembrano sparire in un buco nero di oltre tre secoli (dal 1400 al 1750) fino a quando, nel 1851, non viene scritto il resoconto più importante (forse) della storia della birra: il “Traité complet de la fabrication de bières et de la distillation des grains”, uscito dalla penna di monsieur Georges Lacambre. 

Questo scrittore/scienziato/birraio francese nasce nel 1811 a La Poujade, nella Francia centrale, in una regione particolarmente vinicola. Lacambre non ha scritto molto sulla sua vita, tant’è che non si conosce come si sia avvicinato alla birra dopo gli studi all’Ecole Centrale des Arts et Manufactures di Parigi (una sorta di Politecnico). Ciò che invece si sa per certo è che quest’uomo ha prodotto un testo imprescindibile per chiunque voglia parlare di birra, specialmente di quella belga. Come riporta lo storico Roel Mulder, in più di cinquecento pagine Lacambre ha descritto le materie prime, il processo di maltazione e fermentazione, utilizzando le più recenti conoscenze scientifiche disponibili all’epoca; ha ampiamente trascritto e commentato i moderni metodi di produzione della birra utilizzati in Inghilterra e Germania, ma la maggior parte della sua opera è legata proprio alle birre belghe, attualmente scomparse o ancora in vita. Il libro fu un successo, tant’è che se ne fece una seconda edizione 5 anni più tardi, mentre ad oggi è specialmente grazie a Lacambre sappiamo sappiamo tante cose sulle birre belghe, ed anche sul Lambic (anche se su questo argomento, forse, non ne sappiamo abbastanza).

Georges Lacambre era un eclettico: prima e dopo il suo Traité, fondò e diresse un birrificio descritto dalle cronache come una meraviglia tecnologica, impressionante persino per gli standard moderni; oltre a questo, dopo essersi sposato con una parente di uno dei fondatori del birrificio Rodenbach, depositò alcuni altri brevetti sulla distillazione di cereali e barbabietola da zucchero, oltre che sulla produzione di vetri e specchi. Dopodiché la sua vita va e viene dal buio della storia, ora a Bruxelles, ora a Parigi, dove morirà e sarà seppellito a pochi passi dalla Torre Eiffel. 

Non lasciò figli, i suoi manoscritti vennero messi all’asta e non abbiamo un suo ritratto.

Ciò che ha lasciato al mondo è uno dei testi più preziosi della storia della birra (e del Belgio).

Allora alla tua, Georges.

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