Breve elogio dell’offline

La National Gallery di Londra ha pubblicato una top20 delle sue opere d’arte più “googlate” durante il lockdown. È significativo che il secondo ed il primo posto in classifica se li siano aggiudicati, rispettivamente, Gli ambasciatori di Hans Holbein il Giovane ed il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck. Entrambi rappresentano una scena interna ad un’abitazione, e questo non è un dettaglio casuale per Gabriele Finaldi, direttore della National Gallery, che commenta: “Mi chiedo se riflettano il nostro essere rinchiusi in casa durante il lockdown, desiderosi di uscire e festeggiare!”.

Ora le riaperture sono una realtà sempre più affermata, con l’Italia che si appresta a diventare progressivamente bianca e, insieme a cinema e musei, con i bar e ristoranti che hanno alzato le saracinesche, permettendo a tutti gli appassionati di poter gustare una birra nei suoi luoghi principi. Diciamolo chiaramente: la bellezza di poter bere una buona birra in un pub o direttamente nel birrificio che la produce (accompagnandola con una bella chiacchierata con i propri amici, con il publican o il birraio) non può essere paragonata ad una bevuta da casa. È come osservare un dipinto grazie a google anziché dal vivo in un museo: un’immagine su internet non può riportare i tratti di pennello, la lucentezza della pittura e la portata storica di una singola tela. 

E allora tutto acquista ancora più valore: i progetti di sostenibilità legati alla singola birra, le iniziative sociali, la voglia di tornare a vivere gli eventi…

Ormai sembra proprio che stiamo per ripartire (speriamo). Quali dipinti cercheranno gli utenti su internet? La festa del villaggio di Rubens? I Boccali di birra di Van Gogh? O forse preferiranno vivere in prima persona l’emozioni di una pinta?

[In copertina: Vincent Van Gogh – Boccali di birra – 1885 circa]
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