Jibîru: uno sguardo alla birra artigianale giapponese

Se si pensa al Giappone la prima bevanda che ci viene in mente è sicuramente il sakè. Eppure, l’infinito arcipelago del Sol Levante nasconde una grande passione per la birra, che affonda le sue radici circa 400 anni fa, quando alcuni mercanti olandesi che ne hanno dapprima importato ingenti quantità, per poi produrne direttamente in loco.

Storicamente, le basse fermentazioni (lager e pils) vanno per la maggiore, spesso abbinate alle calde giornate estive allo scopo di rinfrescarsi. Seppure la birra artigianale giapponese abbia mosso i primissimi passi nel 1994, spesso viene ancora osteggiata dallo strapotere di giganti internazionali come Sapporo, Asahi e Kirin. Da qualche tempo, però, un gruppo di giornalisti ed appassionati ha deciso di creare la Japanese Beer Journalist Association (JBJA), con lo scopo di raccogliere e condividere informazioni sulla birra, scoprire birrifici e fare di tutto per diffondere la cultura della birra artigianale. 

Attualmente ci sono più di 400 micro-birrifici in Giappone, con un settore che, sebbene ancora modesto, sta registrando una crescita continua e costante. L’entusiasmo attuale per questo prodotto è cominciato nel 1994, quando il governo ha allentato le stringenti regole fiscali che erano in vigore allora che non permettevano ai birrifici di ottenere una licenza senza produrre almeno 2 milioni di litri l’anno. Tuttavia, ci volle un pò prima che le birre artigianali (o jibîru) iniziarono a toccare gli standard europei. Un cambiamento significativo, però, è giunto nel 2015, quando si è iniziato ad investire seriamente nel settore, dopo che le vendite di birra erano calate da diversi anni. “Kirin, in particolare, prese il comando delle operazioni cooperando con alcuni micro-birrifici locali e condividendo con loro la sua lunga esperienza e il suo know-how tecnico. Questa collaborazione ha contribuito a aumentare considerevolmente la qualità media della birra artigianale in Giappone” fanno sapere dalla JBJA.

Più del denaro, però, il successo della birra giapponese scaturì da un cambio radicale di mentalità dei birrai: nei primi tempi, la fabbricazione ed il concetto stesso della birra artigianale era importata dall’estero, con i produttori giapponesi che per molti anni si sono accontentati di copiare i modelli occidentali. Negli ultimi anni, però, si sono aggiunti sempre più metodi di produzione originali ed ingredienti locali, come erbe autoctone, alghe, e molta frutta tipica di una zona geografica o l’altra del Giappone. 

La storia della birra giapponese è iniziata e si è evoluta grazie all’esempio degli europei, mentre ora promette davvero di essere un movimento artigianale attivo ed interessante, capace di raccontare un territorio dalle innumerevoli sfaccettature geografiche e culturali, con delle birre che sono completamente made in Japan. 

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