Mikkeller accusato di sessismo e razzismo con un’installazione artistica

A distanza di quasi un mese dalle accuse di sessismo nel settore della birra artigianale americana, a Copenaghen, fuori dalla sede del birrificio Mikkeller, un gruppo anonimo ha lanciato una protesta sotto forma di installazione artistica, affiggendo manifesti che accuserebbero la compagnia di sessismo e razzismo. 

Gli ideatori di questa piccola campagna hanno voluto rimanere anonimi, temendo ritorsioni da parte del birrificio, ma hanno creato una pagina Instagram (@mikkeller.protest) nel tentativo di veicolare il loro messaggio di protesta ad un numero maggiore di persone. 

Abbiamo installato questo lavoro per ricordare a Mikkeller la loro responsabilità nei confronti delle comunità che hanno offeso e si sono rifiutati di scusarsi o offrire riparazioni negli ultimi anni“, avrebbero affermato gli organizzatori in una dichiarazione scritta fornita a GoodBeerHunting.com, prima di continuare sui social spingendo i consumatori a boicottare il marchio ed i suoi prodotti fino a quando non prenderà provvedimenti concreti. 

Perneille Pang, capo della stampa di Mikkeller, afferma che il birrificio è conscio di aver ricevuto delle critiche in passato per due etichette (in particolare la Female e la Mexas Ranger), affermando inoltre che “Mikkeller ha sempre sostenuto e lavorato per promuovere la diversità, l’inclusione e l’uguaglianza”, facendo poi presente alcuni progetti concreti come la destinazione dei proventi della vendita di alcune birre per i bambini siriani rifugiati in Libano, e altri ancora. “Non siamo impeccabili” continua Pang “ma non creeremmo mai intenzionalmente un’etichetta o qualsiasi altra cosa che vada contro questi valori”.

Intanto, l’istallazione artistica fuori dalla sede di Copenaghen, sarebbe rimasta affissa per circa 6 ore, prima che qualcuno la togliesse.

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