Uno sguardo alle tasse sulla birra americana

Quando si parla di birra, in diverse parti del mondo, si è costretti a parlare anche di tasse. Accise e aliquote fanno tremare birrifici e pub, mentre le associazioni si battono per sospenderle o addirittura eliminarle, specialmente in questo periodo in cui si auspica una ripresa degna di questo nome. 

Non se la passa meglio l’America, dove i suoi 50 stati, pur essendo tra le scene brassicole più vivaci al mondo, sono da sempre alle prese con divari interni di produzione e tassazione. La Tax Foundation ha dunque deciso di rendere chiara questa situazione, pubblicando una mappa con le relative segnalazioni per ogni stato. 

Al primo posto troviamo il Tennessee dove l’aliquota delle accise tocca i $ 1,29 per gallone (1,09€ ogni 3,78 litri); segue a ruota l’Alaska, con $ 1,07 per gallone (0,90€ per 3,78 litri). All’ultimo posto, troviamo il Wyoming, che riscuote solo $ 0,02 per gallone (17 cent ogni 3,78 litri). 

La maggior parte degli stati si rivolge direttamente al rivenditore con le accise sulla birra, riscuotendo in base alla quantità venduta (di solito espressa come tasso di dollari per gallone). Questo, come logico, si ripercuote sui consumatori in forma di prezzi più elevati. 

La rilevazione della Tax Foundation fa riferimento alla tassazione media per delle birre con 4,7% di  volume alcolico. Tuttavia ci sono casi particolari, come l’Idaho, in cui la birra oltre i 4 gradi alcolici è considerata “strong beer” e viene tassata come il vino ($ 0,45 per gallone, o 0,38€ per 3,78 litri), mentre in Virginia le tasse variano in base alla capacità delle bottiglie vendute. 

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