Troppi debiti: AB InBev alla ricerca di una soluzione interna

Anheuser-Busch InBev, il più grande gruppo birrario al mondo, è alle prese con un debito pesante, che le impedirebbe di crescere ulteriormente, privandola della fiducia degli investitori e con una conseguente svalutazione delle proprie azioni. Come riporta il Wall Street Journal, il debito AB InBev è pari ad 83 miliardi di dollari, perlopiù maturati dopo l’acquisto di SAB Miller nel 2016. 

Tra tutte le multinazionali del mercato della birra, come Heineken o Constellation Brands, AB InBev è l’unico ad avere azioni scambiate ancora al di sotto del loro prezzo pre-pandemia. Il titolo ha conosciuto alti e bassi per anni, anche a causa della debole domanda di marchi di birra tradizionali come Budweiser nell’importante mercato statunitense, sempre più orientato verso il mondo artigianale. Da una parte l’accordo con SAB Miller ha dato all’azienda una maggiore presenza nei mercati emergenti, anche se questo deve ancora dare i suoi frutti. La Budweiser ha sempre fatto da aprifila (specialmente negli Usa) nel portafogli del gruppo, mentre ora sembra che stia perdendo terreno come i suoi hard seltzer, che nel momento post-boom non hanno tenuto il passo con marchi maggiormente in voga (come Truly, della Boston Beer Company).

Il primo luglio scorso c’è stato il passaggio di consegne tra l’ex AD Carlos Brito e l’attuale, Michel Doukeris. Il primo aveva già imposto dei tagli pesanti per mettere in atto una politica di risparmio, mentre ora sono in molti a pensare che Doukeris (in AB da 25 anni) possa e debba continuare la linea già adottata dal suo predecessore. 

L’enorme gruppo è messo di fronte a una situazione non semplice e per certi versi inaudita per lui: se prima poteva tranquillamente acquistare ciò che non poteva produrre, ora si trova con le mani legate. La sfida con sé stesso è iniziata da un po’ per AB InBev, con gli hard seltzer e la birra artigianale americana che ne minano le sicurezze tra i consumatori. 

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