Malesia: birrifici chiusi e scorte al minimo

Dallo scorso giugno, con il riacuirsi della pandemia in Malesia, il governo locale aveva imposto nuove chiusure anche per i birrifici. Dopo due mesi di blocco, e con l’approssimarsi della riapertura del canale Horeca, le scorte nazionali di birra hanno toccato il fondo, con gli operatori del settore e gli appassionati che chiedono a gran voce di riaprire gli impianti di produzione.

I dati dalla Malaysian Retailers Association e dai fornitori locali ci parlano di birre finite da oltre un mese e di altre che sono prossime all’esaurimento. Il rapporto dei malesi con la birra è variegato: se da un lato, per la parte musulmana della nazione, è un vero e proprio tabù, per i cino-malesi si tratta di un prodotto assolutamente positivo e richiesto, in particolare per alcune celebrazioni tradizionali come lo Yulan Festival (ormai vicino) dove alcune famiglie e alcuni luoghi religiosi usano la birra come sacrificio per gli spiriti.

In un’intervista rilasciata al quotidiano malese The Star, il presidente della Malaysia-Singapore Coffeeshop Proprietors Association, Wong Teu Hoon, ha affermato che il settore è preoccupato per la carenza di birra, dato che questa porterebbe a delle perdite di entrate da parte delle aziende che si affidano proprio alla birra come fonte di reddito. Intano nella nazione asiatica si chiede a gran voce di riaprire gli impianti produttivi almeno al 60% della capacità, al pari di altri settori del Paese.

Sembra di rileggere articoli già scritti qualche mese fa, con l’Europa bloccata dalla pandemia. Ora, il fatto che persino in Malesia si gridi a gran voce per la mancanza di birra (e lo si fa non solo per interessi economici), fa capire quanto questo prodotto sia importante, non solo per chi lo produce, ma anche per i tanti consumatori appassionati che lo aspettano con ansia.

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