Usa: pronta la rivoluzione nel mercato del beverage

Sebbene sia tra le nazioni più redditizie per il mercato di birra, vino e superalcolici, al proprio interno gli Stati Uniti presentano un incredibile numero di legislazioni locali per il mondo del beverage, spesso confuse o in contrasto tra di loro (abbiamo già parlato di come, per esempio, nel Minnesota sopravvivano leggi del proibizionismo). L’amministrazione Biden, però, sembra in procinto di cambiare tutto questo.

Dal 1933 la regolamentazione di vendita e consumo di alcolici è affidata ai singoli stati americani, mentre nel 1935 il Congresso approvò una legge che vietava ai produttori di alcolici di monopolizzare produzione, distribuzione e vendita, soffocando così la concorrenza.

Biden si appresta a rivedere tutto questo. In luglio, infatti, ha firmato un ordine esecutivo che richiedeva agli enti di competenza di valutare le minacce alla concorrenza in una serie di settori, tra cui principalmente tecnologia, telecomunicazioni e gruppi farmaceutici, ma anche birra, vino e superalcolici. L’idea di Biden è quella di proteggere e migliorare l’accesso al mercato per i piccoli produttori indipendenti, cercando di bypassare lo scoglio della frammentazione legislativa tra gli stati.

In realtà, secondo molti addetti ai lavori americani, il sistema Usa a tre livelli frammentati – produzione, distribuzione e vendita – ha creato un mercato dinamico e ricco, fatta eccezione per alcuni grandi marchi già alle prese con le relative implicazioni giudiziarie per il tentativo di “allungare” la propria presenza con la creazione di altri brand propri. Secondo Wine & Spirits Wholesalers of America, l’emendamento del 1935 ha creato un equilibrio antimonopolistico in tutti gli States e un annullamento di questo sistema in nome dei consumatori potrebbe in realtà provocare l’effetto contrario.

Da parte sua, Biden ha posto un limite di tempo di 120 giorni dopo l’ordine esecutivo di luglio. Ormai ci siamo, non ci resta che attendere i risvolti.

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